Il diritto allo studio: non si tocca!

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Sembra che la Giunta Regionale del Presidente Cirio abbia fatto un passo indietro sulla sua intenzione di dimezzare i fondi destinati all’EDISU per le borse di studio. Come studenti universitari e associazioni di rappresentanza studentesca di entrambi gli atenei torinesi siamo lieti che il Presidente abbia cambiato idea, ma il documento firmato dal suo Assessore al bilancio resta un fatto grave e preoccupante.

L’atto lasciava di fatto scoperte circa 4000 borse su 14000 idoneità, costringendo EDISU a utilizzare il suo “tesoretto” per colmare il mancato finanziamento da parte dell’amministrazione e in totale disaccordo con quanto dichiarato dall’Assessora all’istruzione Chiorino, che qualche tempo fa promise addirittura un aumento del finanziamento all’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario.

Le parole di Cirio e Todaro che giustificavano il taglio come mero gesto tecnico per far sì che EDISU eliminasse il suo avanzo amministrativo sono in contraddizione con quanto dichiarato da Chiorino: inoltre, anche l’intervento dell’avanzo amministrativo di EDISU avrebbe coperto solo una quota delle risorse cancellate, mettendo in difficoltà una parte degli studenti.

Temiamo che dietro questi gesti giustificati goffamente come riordino dei conti si nasconda il tentativo di drenare risorse dal diritto allo studio verso altri settori nonostante le risorse risultassero solo bloccate e non spostate. Se per ipotesi nel 2019-20 la Regione avesse ridotto il budget per le borse a favore di altri comparti, riducendo in parte il danno per gli studenti grazie all’utilizzo dell’avanzo di EDISU, che sarebbe successo nell’anno 2020-21? Avrebbe stanziato di nuovo tutti i fondi necessari togliendoli da qualche altra parte o semplicemente avrebbe rimesso sul piatto lo stesso importo dimezzato aprendo la strada alla ricomparsa degli idonei non beneficiari?

Riteniamo inoltre preoccupanti e miopi le dichiarazioni dei consiglieri Preloni e Marrone sull’assegnazione delle borse ai piemontesi idonei e sulla restrizione dei criteri di autocertificazioni del reddito per gli stranieri, che condannerebbero le università piemontesi a perdere il loro ruolo di riferimento nazionale e internazionale in totale contrasto con le ambizioni della nostra Regione.

Quanto ai supposti criteri di merito, i bandi di assegnazione delle borse chiedono già conto dei crediti formativi acquisiti: far dipendere ulteriormente l’assegnazione dal rendimento dello studente rischia di configurarsi come una sorta di ricatto morale per i borsisti, e in quanto tale da evitare ricordando che esistono già assegni per i più meritevoli che la Regione può finanziare, senza togliere risorse alla borse o modificarne i parametri per l’ottenimento.

La parola “Università” compare quattro volte nelle trentuno pagine di programma elettorale del Presidente Alberto Cirio e malgrado le dichiarazioni di ieri fatichiamo a credere che sia tra le priorità della sua amministrazione. Tuttavia ci chiediamo come anche solo ipotizzare un taglio come quello proposto ieri possa aiutare la nostra Regione in termini di sviluppo e competitività, termini familiari per la comunicazione del Presidente e della sua giunta.

Non pensiamo che il taglio delle borse sia una rinuncia inevitabile, come dichiarato dal Rettore Saracco, ma come il professore condividiamo l’idea che sia necessaria fare squadra per convergere verso obiettivi comuni. Il mondo delle università e i suoi studenti con i loro sogni, le loro idee e le loro ambizioni rappresentano il patrimonio di innovazione e progresso di tutto il nostro territorio: mettere a rischio il supporto economico a coloro che ne hanno bisogno equivale a colpire tutto il perno su cui si costruisce il futuro della nostra Regione.

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